29 aprile 2015

Resistenza e Futuro

25 APRILE 2017

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Archivio ‘RESISTENZA e FUTURO’:

Resistenza e Futuro esisteva come pubblicazione collegata al Gazzettino Illustrato, praticamente realizzata in solitaria dall’allora segretario provinciale dell’ANPI, Girolamo ‘Momi’ Federici.

Per una serie di combinazioni del destino trova la sua forma attuale e nasce come periodico dall’incontro e dalle chiacchierate tra due generazioni di uomini, una all’epoca vicina agli 80 e una, al tempo, appena entrata nei propri 20!

ref-copertina-2008Ci si trovava con Momi Federici, Gianmario Vianello, Mario Osetta e pochi altri compagni partigiani e si discuteva, anche animatamente di politica. Il nucleo originario dei giovani era abbastanza ristretto (Sebastiano Bonzio, Pierpaolo Pentucci, Sebastiano Lepori, Marianna Morelli, Marco Rugliancich, Michele Vettorazzo e il sottoscritto) e faceva riferimento alla Sinistra Giovanile del Centro storico veneziano.

La cosa bella di quelle chiacchierate era l’assoluto rispetto e voglia di confronto che questi “vecchi compagni”, con un passato glorioso e alto, portavano a questi acerbi, ma entusiasti, ragazzetti.

Erano gli anni in cui l’Anpi ancora discuteva se far entrare o meno i non partigiani a pieno titolo nell’organizzazione e le Anpi locali cominciavano a soffrire del progressivo invecchiamento dei propri militanti e dirigenti.

In questo clima Momi, il quale aveva un entusiasmo contagioso e una energia inesauribile, forte dei suoi contatti e consapevole che bisognasse cominciare con qualcosa di nuovo, durante una cena a casa sua, abbondantemente innaffiata da un ottimo Amarone, come sempre erano le cene a casa di Momi, d’improvviso ci disse: ” Ma perché non proviamo a fare un foglio, una pubblicazione, da distribuire il 25 aprile, ma non di quelle classiche, apologetiche, bensì qualcosa di militante, di fresco, come del resto fu la nostra partecipazione alla Resistenza???”

Ci guardammo negli occhi un decimo di secondo e già eravamo tutti pronti a prendere appunti e a scambiarci idee sul come fare.

Dopo qualche giorno, ci si ritrovò nella sede provinciale dell’ANPI e già c’erano le prime basi su cui costruire il giornale: Momi e gli altri partigiani avevano reperito dei fondi, noi avevamo prodotto qualche abbozzo di articolo e una primordiale grafica ed impaginazione del giornale (perlomeno potevamo giocarci una maggiore dimestichezza con le nuove tecnologie).

Il primo numero “collettivo”, se non sbaglio era il 1999, lo scrivemmo in pochi, era pieno di errori e i nostri pezzi molto modesti (di sicuro il mio), ma la cosa più difficile e, per certi versi “drammatica”, fu l’impaginazione del giornale, la correzione delle bozze e tutto il lavoro prima grafico e, successivamente, logistico.

Ricordo delle notti insonni, con le scadenze per la stampa incombenti e un semplice programma di editing, passate da me e Pierpa davanti al computer, in una delle tante case che all’epoca Pierpa cambiava in continuazione. Sigarette a raffica, vino rosso a buon mercato e una energia travolgente nel cuore, unite alla voglia di far bene per dimostrare che la fiducia ricevuta non era mal riposta.

Che entusiasmo e che bella sensazione l’idea di realizzare qualcosa di “grande”, non per noi, ma per le idee in cui ci identificavamo e credevamo pienamente.

Andare a prendere le copie, con i carrellini a due ruote sistematicamente sgonfie, correre a destra e sinistra per cercare di distribuire le copie alle varie sedi dell’ANPI e poi, la mattina del 25 aprile, cominciare a dare via le prime copie, trattenendo il respiro per la paura di ricevere “mazzolate”, verbali ovviamente, dai compagni con più esperienza e sapere di noi.

In realtà la risposta fu molto buona e partecipata, e questo ci diede la forza per realizzare addirittura tre numeri nel 2001 (che fatica terribile!) uno dei quali dedicato alla follia violenta post-G8 di Genova, esperienza che segnò profondamente la nostra generazione e a cui tutti avevamo, a vario titolo, partecipato.

Si potrebbero ricordare decine di aneddoti che da soli meriterebbero attenzione, il tempo condiviso con questi amici partigiani rimane nel ricordo come una delle più belle e formative esperienze di tutta la mia vita, il primo vero banco di prova di una dimensione sociale e condivisa del fare politica.

Tutto in qualche modo cambiò piega nel 2004, alla morte di Momi, perché l’Anpi prese altre strade e perse di vista l’idea innovativa che animava ReF, cioè l’incontro e la discussione tra due generazioni distanti per età ma vicine per condivisione di principi e ideali, che nel giornale dovevano incontrarsi, discutere, scambiare idee e contaminarsi.

Venne la collaborazione con l’Iveser, la sensibilità delle Istituzioni si raffreddò (anche da parte delle forze che della Resistenza e dei suoi valori avrebbero dovuto essere, e dovrebbero essere ancora, baluardo) e noi siamo invecchiati senza riuscire, almeno per il momento, a lasciare il testimone a qualcuno più giovane di noi.

Questa la mia e, credo, la nostra “vergogna” più grande nei confronti della memoria del mio amico Momi e dei tanti altri partigiani che in noi hanno creduto.

L’abbassamento dei toni e dei contenuti, la perdita di una aspirazione ad una politica “alta”, fatta di valori ed idealità, questo il grande limite della nostra generazione, perlomeno fino ad oggi.

La passione civile che nasce dall’impegno, dal confronto, ma anche dallo scontro di idee con chi non la pensa esattamente come te, la convinzione che parole come libertà, uguaglianza e giustizia sociale non sono solo inchiostro, ma motore che muove alle più alte azioni, questo l’insegnamento più bello che abbiamo potuto trarre, cercando di realizzare ReF.

Quello che posso dire oggi è che non tutto è finito e deciso, e non ci siamo rassegnati, ma questa è un’altra storia!

Pino Musolino, Sebastiano Bonzio, Pierpaolo Pentucci