Convegno “L’autonomia regionale differenziata”, 10 ottobre 2019

Le sezioni ANPI “Erminio Ferretto” di Mestre e “Sette Martiri” di Venezia in collaborazione con l’Associazione GIURISTI DEMOCRATICI di Venezia “Emanuele Battain” hanno promosso un convegno sul regionalismo differenziato con l’obiettivo di informare in modo approfondito sui modelli di autonomia regionale differenziata proposti da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna e sulle loro ricadute sul piano dei diritti di cittadinanza, anche alla luce delle posizioni espresse in merito dalla nuova maggioranza di governo.
Di grande spessore le relazioni del costituzionalista Francesco Pallante, dell’economista Floriana Cerniglia e del segretario generale CGIL Veneto Christian Ferrari.
Ha introdotto il convegno Maria Cristina Paoletti, presidente della sezione “E:Ferretto”, sono interventi Angelo Pozzan, Gianluca Schiavon e Gianluigi Placella, presidente della sezione “Sette Martiri”, di cui riportiamo di seguito l’intervento scritto.
Riportiamo infine tutti le relazioni nonché gli interventi del pubblico grazie alle riprese video di Antonio Beninati che qui ringraziamo per il puntualissimo e insostituibile lavoro di documentazione delle nostre attività.

Buonasera. Porto il saluto della Sezione Sette Martiri di Venezia che ha subito condiviso questo progetto dei compagni della Sezione di Mestre e dell’Associazione Giuristi Democratici di Venezia Emanuele Battain, sia perché il tema è di stretta attualità e di grande impatto, sia per dare sviluppo anche localmente alla dichiarazione del Direttivo Nazionale dell’ANPI di forte dissenso verso le proposte di cosiddetta autonomia differenziata.
Gli interventi dei relatori di stasera ci aiuteranno a mettere in chiaro le criticità del progetto e di questo li ringraziamo.

Riteniamo che il rispetto della Costituzione sia tanto più completo quanto più è nota la conoscenza del contesto storico-politico in cui i Padri costituenti tradussero in norma le esigenze sociali.

L’indirizzo verso le autonomie regionali nella nascita del titolo quinto nel 1947, pur nel prolungato e contrastato dibattito della commissione costituente, si comprende meglio considerando il bisogno molto sentito di un superamento della concezione di Stato fortemente centralizzato quale era quello del ventennio fascista; la riforma costituzionale del 2001 poi, fu condizionata dal clima prodotto dalla propaganda secessionistica della Lega Nord che si tentò di raffreddare assecondando una maggiore decentralizzazione, dimostratasi, poi, piena di insidie per l’unità nazionale e per una equa ripartizione delle risorse.
Allo stesso modo, nel valutare la fondatezza e la portata delle richieste di autonomia differenziata di oggi, è necessario rimarcare che queste sono nate sull’onda della crisi economica del 2008 e dei conseguenti atteggiamenti protezionistici.
Se, quindi, certi orientamenti sono effetto delle pressioni sociali e politiche del momento, ogni approccio alle modifiche della Costituzione dovrebbe prudentemente astrarsi da questa cornice di contemporaneità per valutare con lo sguardo più ampio dell’orizzonte politico di lungo periodo.

Nei confronti di questo progetto, le perplessità dell’ANPI, impegnata dal suo statuto alla difesa della Costituzione, riguardano innanzitutto lo smantellamento dell’impianto solidaristico dei Costituenti.
Quell’impianto, infatti, a noi pare messo in crisi da richieste che sono vere pretese di privilegi economici a scapito delle altre regioni: prima i veneti, verrebbe da parafrasare, nel nostro caso.
Con il paradosso che, in una visione aziendalistica dell’amministrazione pubblica come quella che sempre più si va proponendo, la solidarietà che è sinonimo di coesione e forza viene, invece, presentata come freno all’intraprendenza: una debolezza, cioè; con uno spregiudicato capovolgimento orwelliano del linguaggio.
Queste preoccupazioni sono anche generate da esperienze decennali in cui l’attuale gestione autonomistica delle regioni ha prodotto, spessissimo, malversazioni e scandali sfociati in gravi vicende giudiziarie che hanno coinvolto la quasi totalità delle giunte regionali, tra cui, più clamorosamente ancora, quelle economicamente più avanzate: in particolare Veneto e Lombardia che hanno visto le condanne penali dei due rispettivi governatori del tempo.

Altro motivo di allarme della nostra Associazione sta nel fatto che avanzare la richiesta di tutte o quasi le 23 materie indicate all’art.117 contraddice l’obiettivo dichiarato di disegnare meglio le proprie specificità regionali e giustifica il timore di una finalità secessionista, inaccettabile e incompatibile con l’articolo 5 della Costituzione che, al primo comma, dichiara la Repubblica una e indivisibile.

E grande sconcerto ci viene dal paragone tra il percorso laborioso, approfondito, democratico seguito dalle commissioni costituenti e le scelte di semplificazioni, la demagogia, la scarsa trasparenza con cui questo progetto viene portato avanti; il tutto attraverso il ricorso a procedure pattizie, a leggi ordinarie e svuotando la funzione del parlamento che verrebbe coinvolto a cose fatte e privato della facoltà di apportare modifiche.

Infine, alle considerazioni di ordine generale fatte finora, non possiamo non affiancarne altre, supportate da esperienze di ambito più strettamente locale.
Oltre all’impoverimento di diritti fondamentali come salute e istruzione che è inammissibile che vengano discriminati da luogo a luogo dello stesso territorio nazionale, dal punto di vista del grande patrimonio territoriale di Venezia, ci preoccupano, tra le tante, le esclusività richieste in materia di cultura e, con esse, il trasferimento delle funzioni delle sovrintendenze; l’insistenza sul concetto di valorizzazione del territorio (con quel termine che sempre più perde ogni significato attinente alla crescita culturale per suggerire operazioni speculative); le prospettive monopolistiche nella gestione delle risorse energetiche e nelle assegnazioni di opere infrastrutturali e nella nomina dell’Autorità Portuale. Scenari sospetti se colleghiamo il tutto alla richiesta di competenza esclusiva nei procedimenti di valutazione di impatto ambientale.

La realtà locale di Venezia ha da tempo dimostrato con l’imposizione del Mose e gli scandali connessi, la questione dell’incompatibilità delle grandi navi con l’ambiente lagunare ed urbano della città, la devastazione della vita cittadina prodotta dalla monocultura turistica, quanto i diritti fondamentali non debbano essere legati ad interessi economici localistici.


1. Introduzione:
presentazione del tema e dei relatori ad opera di Maria Cristina Paoletti, presidente dell’ANPI Sez. “E. Ferretto” di Mestre, che ha moderato l’incontro, a cui hanno fatto seguito gli interventi dell’avv. Angelo Pozzan, presidente dell’Associazione “Giuristi Democratici Venezia Emanuele Battain”, e di Gianluigi Placella, presidente dell’ANPI Sez. “Sette Martiri” di Venezia.

2. Relazione della prof. Floriana Cerniglia, economista, dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano

3. Relazione del prof. Francesco Pallante, costituzionalista, dell’Università di Torino

4. Relazione di Christian Ferrari, segretario generale della CGIL Veneto

5. Interventi del pubblico


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