I testi dei canti per il 25 Aprile 2026

PIETÀ L’È MORTA

(canto alpino del ’40-’41, testo del partigiano Revelli, 1944, Piemonte)

Lassù sulle montagne bandiera nera:
è morto un partigiano nel far la guerra. (x2)

È morto un partigiano nel far la guerra,
un altro italiano va sotto terra.

Laggiù sotto terra trova un alpino,
caduto nella Russia con il Cervino.

Ma prima di morire ha ancor pregato:
che Dio maledica quell’alleato!

Che Dio maledica chi ci ha tradito
lasciandoci sul Don e poi è fuggito.

Tedeschi traditori, l’alpino è morto
ma un altro combattente oggi è risorto.

Combatte il partigiano la sua battaglia:
Tedeschi e fascisti, fuori d’Italia! (x2)

Tedeschi e fascisti, fuori d’Italia!
Gridiamo a tutta forza: Pietà l’è morta! (x2)

 

FESTA D’APRILE

(composta da Liberovici, Antonicelli nel 1948 sugli stornelli di radio libertà 1944-45)

È già da qualche tempo che i nostri fascisti
si fan vedere poco e sempre più tristi,
hanno capito forse, se non son proprio tonti,
che sta arrivare la resa dei conti.

rit.

Forza che è giunta l’ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l’Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! È festa d’Aprile.

Nera camicia nera, che noi t’abbiam lavata,
non sei di marca buona, ti sei ritirata;
si sa, la moda cambia quasi ogni mese,
ora per il fascista s’addice il borghese.

rit.

Quando un repubblichino omaggia un germano
alza il braccio destro al saluto romano.
ma se per caso incontra partigiani
per salutare alza entrambe le mani.
rit.

In queste settimane, miei cari tedeschi,
maturano le nespole persino sui peschi;
l’amato Duce e il Führer ci davano per morti
ma noi partigiani siam sempre risorti.
rit.

Ma è già da qualche tempo che i nostri fascisti
si fan vedere spesso, e non certo tristi;
forse non han capito, e sono proprio tonti,
che sta per arrivare la resa dei conti.

rit. 2 volte

 

***

COL PARABELLO IN SPALLA

(basato su un canto alpino, diffuso tra i partigiani in Liguria e Piemonte)

Col parabello in spalla caricato a palla, sempre bene armato, 

paura non ho, 

quando avrò vinto quando avrò vinto… 

Col parabello in spalla caricato a palla, sempre bene armato, 

paura non ho, 

quando avrò vinto …ritornerò

 

E allora il capobanda, giunta la pattuglia, sempre ben armato

mi vuol salutare,

e poi mi disse, e poi mi disse…

E allora il capobanda, giunta la pattuglia, sempre ben armato, 

mi vuol salutare, 

e poi mi disse …”I fascisti son là”.

 

E a colpi disperati, mezzo massacrati dalle bombe scippe, 

i fascisti sparivan 

gridando: “Ribelli”, gridando: “Ribelli”…

E a colpi disperati, mezzo massacrati dalle bombe scippe, 

i fascisti sparivan 

gridando: “Ribelli, abbiate pietà!”

 

CON LA GUERRIGLIA

(canto anarchico in molte versioni, questa della brigata Cichero, Genova 1944)

E noi farem del mondo un baluardo
Sapremo rider e disprezzar la vita
Per noi risorgerà la nuova Italia
Con la guerriglia

Per tutte le vittime nostre invendicate
Per liberar l’oppressa nostra gente
Ritorna sempre invitto nella lotta
Il patriota

Il nostro grido è libertà o morte
Sull’aspro monte ci siam fatti lupi
Al piano scenderem per la battaglia
Per la vittoria!

Famelici di pace e di giustizia
Annienterem il fascismo ed i tiranni
Rossi di sangue e carichi di gloria
Nel fior degli anni!

Ai nostri morti scaverem la fossa
Sulle rupestri cime sarà posta
Per noi risorgerà la nuova Italia
Con la guerriglia!
(daghe sui denti, daghe ai fassisti ecc…)

 

SE NON C’AMMAZZA I CRUCCHI

(raccolta da Dario Fo nel 1944, Varese)

Se non ci ammazza i crucchi, se non ci ammazza i bricchi, 

i bricchi ed i crepacci,  e il vento di marenca

Se non ci ammazza i crucchi, se non ci ammazza i bricchi, 

quando saremo vecchi ne avrem da raccontar

quando saremo vecchi ne avrem da raccontar

 

La mia mamma la mi diceva: “Non andare sulle montagne, 

mangerai sol polenta e castagne, ti verrà l’acidità,

mangerai sol polenta e castagne, ti verrà l’acidità.

 

La mia morosa la mi diceva: “Non andare con i ribelli;

non avrai più i miei lunghi capelli sul cuscino a riposar,

non avrai più i miei lunghi capelli sul cuscino a riposar”.

rit.

 

Questa notte mi sono sognato che ero sceso giù in città,

c’era mia mamma vestita di rosso che ballava col mio papà

c’era mia mamma vestita di rosso che ballava col mio papà

 

C’era i tedeschi buttati in ginocchio che chiamavano pietà,

C’era i tedeschi buttati in ginocchio che chiamavano pietà,

 

C’era i fascisti vestiti da prete che scappavan di qua e di là

C’era i fascisti vestiti da prete che scappavan di qua e di là 

rit.

 

DALLE BELLE CITTA’/ SIAMO I RIBELLI DELLA MONTAGNA

(scritto dai partigiani Canalini e Rossi, Genova, 1944)

Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì su per l’aride montagne
cercando libertà fra rupe e rupe
contro la schiavitù del sol tradito


Lasciammo case, scuole ed officine
mutammo in caserme le vecchie cascine
armammo le mani di bombe e mitraglia
temprammo il cuore e i muscoli in battaglia

 

Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir

Di giustizia la nostra disciplina
libertà è l’idea che ci avvicina
rosso sangue il color della bandiera
d’Italia siam l’armata forte e fiera


Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate
provammo l’ardor per la grande riscossa
sentimmo l’amor per la patria nostra

rit. 

 

FISCHIA IL VENTO

(scritto dal Partigiano Felice Cascione nell’inverno del 1943)

Fischia il vento, urla la bufera,

scarpe rotte e pur bisogna andar

a conquistare la rossa primavera

dove sorge il sol dell’avvenir.

A conquistare la rossa primavera

dove sorge il sol dell’avvenir.

Ogni contrada è patria del ribelle,

ogni donna a lui dona un sospir,

nella notte lo guidano le stelle,

forte il cuor e il braccio nel colpir.

Nella notte lo guidano le stelle

forte il cuore e il braccio nel colpir.

Se ci coglie la crudele morte,

dura vendetta verrà dal partigian;

ormai sicura è già la dura sorte

del fascista vile e traditor.

Ormai sicura è già la dura sorte

del fascista vile traditor.

Cessa il vento, calma è la bufera,

torna a casa il fiero partigian,

sventolando la rossa sua bandiera;

vittoriosi, al fin liberi siam!

Sventolando la rossa sua bandiera,

vittoriosi al fin liberi siam!

***

DIMMI BEL GIOVANE

(canto anarchico in ricordo della Comune di Parigi del 1871)

Dimmi bel giovane onesto e biondo

dimmi la patria tua qual è

 

Adoro il popolo la mia patria è il mondo

il pensier libero è la mia fe’

rit.

La casa è di chi l’abita è un vile chi lo ignora

il tempo è dei filosofi il tempo è dei filosofi

La casa è di chi l’abita è un vile chi lo ignora

il tempo è dei filosofi la terrà è di chi la lavora.

 

Addio mia bella casetta addio

madre amatissima e genitor

 

Io pugno intrepido per la comune

come Leonida saprò morir

rit.

 

ADDIO LUGANO BELLA

(canto anarchico – Pietro Gori 1895)

 

Addio Lugano bella o dolce terra pia

cacciati senza colpa gli anarchici van via

e partono cantando con la speranza in cuor.

E partono cantando con la speranza in cuor.

 

Ed è per voi sfruttati per voi lavoratori

che siamo incatenati al par dei malfattori

eppur la nostra idea è solo idea d’amor.

Eppur la nostra idea è solo idea d’amor.

 

Anonimi compagni, amici che restate

le verità sociali da forti propagate

è questa la vendetta che noi vi domandiam.

E questa la vendetta che noi vi domandiam.

 

Ma tu che ci discacci con una vil menzogna

repubblica borghese un dì ne avrai vergogna

noi oggi ti accusiamo in faccia all’avvenir.

Noi oggi ti accusiamo in faccia all’avvenir.

 

Cacciati senza tregua andrem di terra in terra

a predicar la pace ed a bandir la guerra

la pace tra gli oppressi, la guerra agli oppressor.

La pace tra gli oppressi la guerra agli oppressor.

 

Elvezia il tuo governo schiavo d’altrui si rende

d’un popolo gagliardo le tradizioni offende

e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.

E insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.

 

Addio cari compagni amici luganesi

addio bianche di neve montagne ticinesi

i cavalieri erranti son trascinati al nord.

I cavalieri erranti son trascinati al nord.

 

 

STORNELLI D’ESILIO

(canto anarchico – Pietro Gori 1895)

O profughi d’Italia a la ventura

si va senza rimpianti nè paura.

Rit.

Nostra patria è il mondo intero

nostra legge è la libertà

ed un pensiero

ribelle in cor ci sta.

 

Dei miseri le turbe sollevando

fummo d’ogni nazione messi al bando.

Rit.

 

Dovunque uno sfruttato si ribelli

noi troveremo schiere di fratelli.

Rit.

 

Raminghi per le terre e per i mari

per un’Idea lasciamo i nostri cari.

Rit.

 

Passiam di plebi varie tra i dolori

de la nazione umana precursori.

Rit.

 

Ma torneranno Italia i tuoi proscritti

ad agitar la face dei diritti.

Rit.

 

OLTRE IL PONTE

(scritto da Italo Calvino, musicato da Sergio Liberovici)

O ragazza dalle guance di pesca

o ragazza dalle guance d’aurora

io spero che a narrarti riesca

la mia vita all’età che tu hai ora.

Coprifuoco, la truppa tedesca

la città dominava, siam pronti:

chi non vuole chinare la testa

con noi prenda la strada dei monti.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte

oltre il ponte ch’è in mano nemica

vedevam l’altra riva, la vita

tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte

tutto il bene avevamo nel cuore

a vent’anni la vita è oltre il ponte

oltre il fuoco comincia l’amore.

Silenziosa sugli aghi di pino

su spinosi ricci di castagna

una squadra nel buio mattino

discendeva l’oscura montagna.

La speranza era nostra compagna

a assaltar caposaldi nemici

conquistandoci l’armi in battaglia

scalzi e laceri eppure felici.

Avevamo vent’anni…

Non è detto che fossimo santi

l’eroismo non è sovrumano

corri, abbassati, dai corri avanti!

ogni passo che fai non è vano.

Vedevamo a portata di mano

oltre il tronco il cespuglio il canneto

l’avvenire di un giorno più umano

e più giusto più libero e lieto.

Avevamo vent’anni…

Ormai tutti han famiglia hanno figli

che non sanno la storia di ieri

io son solo e passeggio fra i tigli

con te cara che allora non c’eri.

E vorrei che quei nostri pensieri

quelle nostre speranze di allora

rivivessero in quel che tu speri

o ragazza color dell’aurora.

Avevamo vent’anni…

***

NINNA NANNA DELLA GUERRA

(Poesia di Trilussa, Musica del 1914)

Ninna nanna, pija sonno,

che se dormi nun vedrai

tante infamie e tanti guai

che succedeno ner monno,

fra le spade e li fucili

de li popoli civili.

 

Ninna nanna, tu nun senti

li sospiri e li lamenti

de la gente che se scanna

per un matto che comanna,

che se scanna e che s’ammazza

a vantaggio de la razza,

 

o a vantaggio de una fede,

per un Dio che nun se vede,

ma che serve da riparo

ar sovrano macellaro;

che quer covo d’assassini

che c’insanguina la tera

 

sa benone che la guera

è un gran giro de quatrini

  che prepara le risorse

  pe li ladri de le borse.

 

Fa la ninna, cocco bello,

finché dura ‘sto macello,

fa la ninna, che domani

rivedremo li sovrani

  che se scambieno la stima,

  boni amichi come prima;

 

so’ cuggini, e fra parenti

nun se fanno complimenti!

Torneranno più cordiali

li rapporti personali

  e, riuniti infra de loro,

  senza l’ombra de un rimorso,

 

ce faranno un ber discorso

su la pace e sur lavoro

  pe’ quer popolo cojone

  risparmiato dar cannone.

 

PER I MORTI DI REGGIO EMILIA

(scritto da Fausto Amodei nel 1960)

Compagno cittadino, fratello partigiano

Teniamoci per mano in questi giorni tristi

Ancora a Reggio Emilia, ancora giù in Sicilia

Son morti dei compagni per mano dei fascisti

Ancora come un tempo, sopra l’Italia intera

Fischia il vento e infuria la bufera

A diciannove anni è morto Ovidio Franchi

Per quelli che son stanchi o sono ancora incerti

Aldo Farioli è morto per riparare al torto

Di chi s’era scordato di Duccio Galimberti

Son morti sui vent’anni per il nostro domani

Son morti come vecchi partigiani

Marino Serri è morto, è morto Afro Tondelli

Ma gli occhi dei fratelli si son tenuti asciutti

Compagni sia ben chiaro che questo sangue amaro

Versato a Reggio Emilia è sangue di noi tutti

Sangue del nostro sangue, nеrvi dei nostri nervi

Come fu quеllo dei Fratelli Cervi

Il solo vero amico che abbiamo al fianco adesso

È sempre quello stesso che avemmo su in montagna

Ed il nemico attuale è sempre quello uguale

Che abbiamo combattuto sui nostri monti e in Spagna

Uguale la canzone che abbiamo da cantare

Scarpe rotte eppur bisogna andare

Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli

E voi Marino Serri, Reverberi e Farioli

Dobbiam d’ora in avanti avervi tutti quanti

Vicini al nostro fianco per non sentirci soli

Morti di Reggio Emilia uscite dalla fossa

Fuori a cantar con noi, Bandiera Rossa

Fuori a cantar con noi, Bandiera Rossa

 

 

BELLA CIAO

Una mattina mi son svegliato

o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.

Seppellire lassù in montagna
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior.

E questo è il fiore del partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà.

***

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